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Abruzzo di poeti e scrittori

 

L’abruzzo è grato ai suoi poeti ed ai suoi scrittori.

Nel 1997 piombarono in Abruzzo due giovani fantiani, Vinicio Capossela e Sandro Veronesi, inviati speciali di “Magazzini Einstein”, un programma di Rai3 dell’epoca. Erano alla ricerca delle origini del loro idolo letterario.

“Un Posto di vento e di silenzi, da cacciatori” esordi Capossela appena arrivato in Abruzzo. In quel occasione riuscirono ad incontrare Vincenzo Fante, l’ultimo cugino di John Fante.

John Fante, figlio di Nicola Fante, mastro muratore di Torricella Peligna, lasciò alla fine dell’ottocento la sua Majella per andare a cercare fortuna a Denver, tra le montagne del Colorado, dove nacque John nel 1909.

Torricella Peligna, tanto mitizzata dal padre divenne l’ispirazione di tutti i suoi romanzi, e lo stesso padre Nick, la persona più importante della sua vita, divenne uno dei personaggi principali e lo descriveva come “un caprone d’Abruzzo con le corna iniettate di veleno”. (La confraternita dell’Uva, 1977).

Sembra che in Abruzzo, a Torricella Peligna, Fante non abbia messo mai piede. Però lo scrittore Stephen Cooper nella biografia “Una vita piena” racconta che Fante nell’autunno 1960 trovatosi a Roma per scrivere una sceneggiatura prodotta da De Laurentiis, durante una pausa di lavoro, si mise in macchina per raggiungere il paese. Rimase fortemente deluso: “Il paese di suo padre gli parve un posto miserabile, invivibile, familiare ed estraneo proprio come in un brutto sogno”. Così girò la macchina e se ne andò.

 

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